martedì 26 agosto 2014

La cultura dello stupro. Guida per i signori uomini.

Dall’originale A Gentleman’s Guide to Rape Culture
di Zaron Burnett III., gionalista free-lance.


Se sei un uomo, sei parte della cultura dello stupro. 
Lo so ... che suona rozzo. Non sei necessariamente uno stupratore, però perpetui comportamenti che comunemente indichiamo come cultura dello stupro.
Sicuramente si starà pensando: “ Calmati adesso, Zanon, tu non mi conosci, compagno!" Che io sia dannato se ti lascerò continuare a dire che io sia una specie di fan degli stupri… no, io non sono quel tipo di uomo”.
Io so come  ti senti, ho dato la stessa risposta, quando qualcuno mi ma detto che ero parte della cultura dello stupro. Suona orribile, immaginate, però, di andare per il mondo, con la costante paura che potreste essere violentati. Questo è ancora peggiore! La cultura dello stupro è una merda per tutti quelli che siamo coinvolti con essa. Non ti attaccare, però, alla terminologia, non concentrarti sulle parole che ti offendono e tralasciare ciò che in realtà voglio dirti.  Il problema non è l’espressione “ cultura dello stupro”. In realtà, essa descrive il problema.










Gli uomini sono i primi artefici e sostenitori della cultura dello stupro.
Gli uomini non siamo gli unici che violiamo, come non sono le donne, le uniche vittime. Ci sono uomini che stuprano altri uomini e donne che violentano uomini, però ciò rende lo stupro, un problema maschile, il nostro problema, è che gli uomini commettano il 99% degli stupri denunciati.
Come sei  parte dello stupro? Beh, mi dispiace dirlo, ma lo sei per solo il fatto di essere un uomo.
Quando incrocio di notte in un parcheggio una donna e lei cammina davanti a me, faccio tutto quello che posso, per) non spaventarla; b) le lascio il tempo per sentirsi  sicura e a suo agio e c) se è possibile, l’avvicino amichevolmente, per farle sapere che non sono una minaccia. E lo faccio perché sono un uomo.
Fondamentalmente, mi faccio carico di questa donna che incontro per strada, in ascensore, sulle scale o, dovunque sia, lei possa sentirsi al sicuro. Voglio che si senta a suo agio, come se io non ci fossi.  Sono consapevole che qualunque donna che incontri in uno spazio pubblico, non mi conosca e, quindi, tutto ciò che vede è un uomo, improvvisamente vicino a lei. Devo tenere in conto il suo senso dello spazio e che la mia presenza possa farla sentire vulnerabile. Questo è il fattore chiave – vulnerabilità.

Non so voi, però io non passo la vita sentendomi vulnerabile. Ho dovuto imparare che le donne passano la maggior parte della loro vita sociale, con perenni e inevitabili sentimenti di vulnerabilità. Fermiamoci a riflettere un momento. Immaginiamoci di provare una costante sensazione di pericolo, come avere una pelle di cristallo.

Come tipi moderni, noi  uomini cerchiamo il pericolo. Scegliamo avventure e sport estremi, per sentirci come se fossimo in pericolo. In definitiva, giochiamo con la nostra vulnerabilità. E’ così che in modo diverso noi uomini vediamo il mondo ( attenzione, questo lo dico, tenendo presente perfettamente, che c’è una comunità dinamica di atlete che praticano sport estremi e che spesso anch’esse mettono in pericolo la loro vita. Tuttavia, le donne non hanno bisogno di impegnarsi in uno sport estremo per sentirsi a rischio.)
Io sono in sostanza astemio e potrei certamente dichiarare che sono in buona forma, il che significa che, quando  cammino solo di notte, molto raramente temo per la mia sicurezza. Molti uomini sanno esattamente ciò che voglio dire. Molte donne non sanno cosa sia muoversi liberamente, a qualsiasi ora del giorno o della notte:  in realtà, l’esperienza di molte donne è opposta.
Una donna deve sempre pensare a dove sta andando, a che ora andrà, a che ora arriverà, a che ora ritornerà, che giorno della settimana sia e se sarà lasciata sola  in un punto qualsiasi… e così via, perché le considerazioni sono molto più numerose di quanto si creda. Francamente, non ho da pensare molto su ciò che devo fare, per stare attento in ogni momento della mia vita. Godo della mia libertà della quale dispongo per alzarmi e andare di qui e di là, di giorno, di notte, con la pioggia o con il sole, in qualsiasi parte della città. 
Per capire la cultura dello stupro, ricordatevi che questa è una libertà della quale  non gode almeno metà della popolazione.
Questi sono i motivi per cui cerco di usare un linguaggio del corpo molto chiaro e cerco di agire in modo tale da ridurre  le paure e le altre sensazioni che le donne possono provare a riguardo. Vi consiglio caldamente di fare lo stesso. Lo dico seriamente. E’ il minimo che ogni uomo dovrebbe fare negli spazi pubblici, perché le donne possano sentirsi a loro agio, in questo mondo che condividiamo. E’ sufficiente essere rispettosi di lei e del suo spazio.
Si potrebbe pensare che sia ingiusto che paghiamo per i peccatori, che dobbiamo cambiare le nostre abitudini per il comportamento degli altri. Sapete una cosa? Avete ragione, non è giusto. Ma la colpa è delle donne? O è piuttosto colpa di quei tizi che agiscono in modo infame e mettono noi in cattiva luce? Se ti preoccupa la giustizia, scaricate la vostra rabbia su quei tizi che fanno apparire voi  e il vostro comportamento discutibile.
Nel momento in cui un uomo è oggetto di valutazione, cioè quando si tratta di stabilire cosa sia capace di fare, una donna presumerà che siete capaci di fare. Purtroppo, questo significa che noi uomini saremo giudicati dal nostro peggiore esempio. Se pensate che questo tipo di ragionamento sia una stronzata, ditemi, come reagireste voi, se incontraste un serpente in  natura? Non lo trattereste come un serpente? Questo non è uno stereotipo: è giudicare un animale per quello che è in grado di fare e per il danno che è capace di infliggere. Semplici regole della giungla, uomo. Siete uomini e le donne vi tratteranno come tali.

La  responsabilità è vostra, questa paura, ragionevole e comprensibile, che hanno degli uomini. 
E’ vero che non l’avete creata, come neppure avete creato le autostrade. Alcune cose che ereditiamo dalla società sono utili, altre sono cultura dello stupro.
Poiché nessuna donna può giudicare giustamente le vostre intenzioni a prima vista, presupporrà che siate come tutti gli altri uomini. Nel 73 per cento degli stupri, le vittime conoscono il loro aggressore, quindi, se non possono neppure fidarsi, né giudicare precisamente le intenzioni degli uomini che già conoscono, come pretendete che si fidino di voi, un completi sconosciuti? La prevenzione dello stupro, non passa per insegnare alle donne come evitarlo, ma perché gli uomini non lo commettano.
Per prevenire gli stupri, un uomo deve capire che un “no” mai è un “sì”, che quando una donna è sotto l’effetto dell’alcol o di qualche droga, non in grado di parlare, non è un “sì” e che avere una relazione non implica un “sì” automatico. Piuttosto che concentrarci su come le donne debbano evitare di essere violentate o come la cultura dello stupro renda sospetti uomini innocenti, prestiamo attenzione a come noi uomini possiamo fare per impedire che si commettano stupri, smantellare le strutture che li permettono e modificare gli atteggiamenti che li tollerano.

Dal momento che siete parti di esso, avete il dovere di sapere cosa sia la cultura dello stupro.

Estratto dalla pagina di Marshall University’s Women’s Center:

La cultura dello stupro è l’ambiente in cui la violenza detiene una posizione predominante e nel quale la violenza sessuale contro le donne è naturalizzata e giustificata sia nei media, come nella cultura popolare. La cultura dello stupro si perpetua attraverso l’uso del linguaggio misogino, l’oggettivazione del corpo della donna e la fascinazione della violenza sessuale, creando così una società che ignora i diritti e la sicurezza della donna”.

La prima volta che una donna mi disse che ero parte della cultura dello stupro, dissentii per ovvie ragioni. Come molti di voi avrei voluto dirle “ Ehi, non capisco”, ma l’ascoltai. Più tardi, mi recai da una scrittrice, che ammiro e le chiesi di scrivere un articolo con me, in cui spiegava la cultura dello stupro a me e ai miei lettor*. Smise di rispondermi alle e-mail.
In primo luogo, la cosa m’infastidì. Più tardi, quando apparve chiaro, che in nessun modo avrei ottenuto risposta, m’incazzai. Per fortuna, evito di rispondere a caldo, così ho messo da parte la tempesta dentro di me e mi sono fermato a pensare. Ho fatto una passeggiata, una di quelle che t’illumina. Ho pensato che se tanto m’interessava la cultura dello stupro, c’era bisogno che la scoprissi da me. Nessuna donna deve essere obbligata a spiegarmi la cultura dello stupro, solo perché  io decido di sapere cosa sia. Ho visto come il desiderio che una donna mi spiegasse, scorresse in me. Anche  la mia curiosità, una caratteristica che mi ha sempre reso orgoglioso, era stata contaminata da questa presunzione androcentrica onnipresente nella cultura dello stupro. Ciò che mi aspettavo era che il mio desiderio fosse esaudito e quest’atteggiamento è un problema. Così ho iniziato a leggere e ho continuato fino a quando ho capito la cultura dello stupro e il mio posto in essa.





Aggiungo qui un elenco di esempi di cultura dello stupro.



-       Incolpare la vittima ( “ te la sei cercata”).

-       Banalizzare la violenza sessuale ( “ I ragazzi sono ragazzi”).

-       Fare battute sessualmente esplicite.

-       Tollerare la molestia sessuale.

-       Gonfiare le statistiche delle denunce di falsi stupri.

-       Pubblicare  le  abitudini sull’abbigliamento, salute mentale, motivazioni e storia della vittima.

-  Violenza di genere gratuita nei film e televisione.

- Definire la “mascolinità” come dominante e sessualmente aggressiva.

- Definire la “femminilità” come sottomessa e sessualmente passiva.

- Fare pressione sugli uomini perché raggiungano i loro obiettivi.

- Fare pressione sulle donne perché  non appaiano “ fredde”.

- Presumere che solo le donne  promiscue siano stuprate.

-  Presumere che non ci siano uomini stuprati o che siano “deboli” quelli stuprati.

- Non prendere sul serio le accuse di stupro.

-  Insegnare alle donne come non essere violentate, invece di insegnare agli uomini a non violentare.

Ora che si sa cosa sia, come si può agire all’interno di questa cultura?


-       Evitare l’uso di un linguaggio che spersonalizza e degrada le donne.


-       Alzate  la vostra voce se senti raccontare una battuta offensiva o che banalizza lo stupro.

-       - Se una tua amica ti dice che l’hanno violentata, ascoltatela e datele sostegno.

-        Mantenete un pensiero critico sui messaggi che ti arrivano dai media sulle donne, uomini, relazioni e violenza.

-       Siate rispettosi dello spazio fisico altrui, anche in situazioni occasionali.

-       Comunicate sempre con i vostri partner sessuali e non date per scontato il consenso.

-       Definite il vostro concetto di mascolinità o femminilità. Non lasciate che le costruzioni stereotipate guidino le vostre azioni.


Quali altre cose si possono fare riguardo alla cultura dello stupro, quando si verifica nella vita reale?



1.    1. Scontrarsi con gli altri uomini.
Nessuno suggerisce la violenza. In realtà, stiamo cercando di impedirla. Tuttavia, a volte, un uomo deve scontrarsi con un altro uomo individualmente o in gruppo, in determinate situazioni. Quando mi trovo in un luogo pubblico e vedo un altro uomo molestare una donna, mi fermo e faccio in modo che la donna mi veda. Voglio che lei sappia che sono perfettamente consapevole di ciò che sta accadendo e aspetto che mi dia un segnale se ha bisogno di aiuto.
A volte, la coppia, continua a litigare come se fossi invisibile, ma in altre occasioni, la mia sola presenza ha fatto allontanare il tizio se era uno sconosciuto o a spiegarsi se si conoscevano prima. La dinamica cambia. Ecco perché, mi fermo sempre, quando vedo un tizio molestare una donna in pubblico. Mi assicuro che qualsiasi donna, in quella che potrebbe degenerare in una situazione violenta, abbia la possibilità di indicarmi che ha bisogno di aiuto. Tuttavia, non faccio solo così con le donne. L’ho fatto anche in una situazione affettiva di due uomini che stavano bisticciando tra di loro.
 Ogni volta che si noti una situazione fuori controllo e, soprattutto, se si sta attaccando qualcuno o se qualcuno chiede aiuto, bisogna intervenire. Non significa entrare come un elefante in un negozio di porcellane, ma impegnarsi, coinvolgersi, prendere nota delle informazioni più pertinenti, avvisare le autorità, chiamare la polizia, ecc. Insomma, fare qualcosa.

2.    2. Correggere gli altri uomini.

Se un tizio comincia a blaterare insulti davanti a voi, si può agire, anche se non c’è nessuno della comunità sulla quale ricade l’ingiuria. Lo stesso vale, quando qualcuno utilizza un linguaggio misogino: alzate la voce, dite al vostro amico, compagno, collega, che le battute sullo stupro sono merda e che non le puoi sopportare.
Fidatevi di me: non perderete il vostro “ bollino di uomo”. Se hai più di diciotto anni e ancora ti preoccupa il marchio di uomo, non hai allora, un’idea di cosa sia una rispettabile mascolinità. Non ha nulla a che vedere con cultura dell’approvazione altrui, mentre ha molto da spartire con il “ tuo” modello di uomo e col fare  le cose giuste. Sarete sorpresi di quanti uomini vi guarderanno con rispetto, per fare quello che essi non hanno il coraggio di fare: io l’ho sperimentato tantissime volte. Non sono la Brigata della Giustizia, però ho discusso, discuto e continuerò a discutere con mandrie e greggi di ogni tipo. Più tardi, alcuni di questi tizi sono venuti vicino a me a dirmi che hanno rispettato ciò che ho fatto. Gli ho sempre risposto che ogni volta che si ripete, diventa più facile alzare la voce. Giuro che è vero.

3.    3.Fare riflettere gli altri uomini.

Facciamo un esempio. Se in un gruppo di uomini, uno comincia a urlare a una ragazza, molto semplicemente ditegli di non fare il coglione. Non vi trasformate in ’protettori’, se alzate la voce per una donna, sempre che non si tratti di raccogliere punti, nei suoi confronti. Se eviti questo, non sarai il cavaliere bianco che difende la ‘donzella’. Farai ciò che è corretto. Nessuna donna ha bisogno di un pagliaccio sessista: la molestia  è una delle peggiori manifestazioni di sessualità maschile e questi imbecilli ci fanno passare da spaventapasseri. Bisogna tagliare fuori questi stronzi.
Qualcuno mi obietterà che sto esagerando, che “ a qualche donna piace”. Potrebbe essere, ma non è questo l’importante. Anche a me piacerebbe guidare a forte velocità e, a mio nipote,fumare erba in strada, ma non siamo autorizzati. Così funziona, appartenere alla società: se trovate una donna che le piace il ‘complimento’, fatelo pure, ma a porte chiuse, non in pubblico. Rispettate, quindi, lo spazio fisico e mentale degli altri.

(…)

Quando sorgono eventi come  #YesAllWomen e le donne di tutto il mondo iniziano a condividere le loro esperienze, i loro traumi, le loro storie e i loro punti di vista personali,non dobbiamo immischiarci nelle discussioni. Dobbiamo invece ascoltare e riflettere e lasciare che le loro parole cambino la nostra prospettiva. 
Il nostro compito qui e ora è chiederci come possiamo migliorare le cose.





(traduzione Lia Di Peri)

3 commenti:

  1. Un punto di vista "forte" e molto interessante su questo argomento, grazie Lia per la traduzione.

    Purtroppo mi trovo d'accordo con quello che scrive il giornalista, i comportamenti (o anche solo gli atteggiamenti) violenti di alcuni uomini danneggiano indirettamente la posizione di ogni uomo nei confronti di una donna, nelle relazioni interpersonali o anche solo nel semplice passarle di fianco camminando per strada.

    Sto lavorando da tempo su questo tema, cercandone un'interpretazione fotografica, ed è davvero difficile rendere lo stato di continua allerta e il senso di oppressione continua che molte donne sono costrette a subire, in risposta a violenze non solo fisiche ma anche (e soprattutto) psicologiche...

    Mi piacerebbe che leggessi il mio articolo sull'argomento, e che lasciassi un commento condividendo con me il tuo punto di vista:
    http://www.matteomalagutti.com/dietro-alla-violenza/

    Grazie
    Matteo

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  2. Interessante, ma troppo di parte.

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  3. di parte a chi? visto che è un uomo che l'ha scritto.

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