giovedì 27 ottobre 2011

Giornata di studi sull'anarchico Augusto Masetti e l'invasione coloniale in Libia.

 Dal sito dell'amica Vincenza Perilli

Domenica 30 0ttobre, presso la Sala del Baraccano (via S. Stefano,119 - Bologna), si terrà la giornata di studi, che vi avevamo già preannunciato, dedicata all'anarchico Augusto Masetti e l'invasione coloniale della Libia del 1911. Come noto, il 30 0ttobre 1911, Augusto Masetti manifestò il suo rifiuto di partecipare alla guerra contro la Turchia e all’invasione della Libia, sparando contro un ufficiale nella caserma Cialdini a Bologna. Il tentativo da parte delle autorità militari e politiche fu di depotenziare e neutralizzare l’accaduto, trasformandolo da gesto di rivolta politica ed esistenziale a semplice manifestazione di disturbi mentali e psichici, condannando così Masetti a lunghi anni di detenzione nei manicomi criminali. Nel centenario degli avvenimenti, vorremmo rievocare questo episodio senza nessun intento celebrativo, ma, a partire dall’ approfondimento della sua vicenda, cercare di capire le ragioni e le modalità della guerra coloniale e le condizioni per un suo rifiuto. Per il programma dettagliato della giornata rinviamo al sito del Circolo Anarchico Berneri.
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Anniversari di guerra.

di Marilena Corregia
Il 23 ottobre del 1911, il tenente italiano Giulio Gavotti segna la storia dell'aviazione per avere effettuato il primo bombardamento aereo  contro tribù libiche dal monoplano "Colomba".

Il 23 ottobe 2011, gli amorevoli " democratici" eletti dalla bombe della NATO,hanno proclamato in Libia la sua " liberazione" dopo decine di migliaia di bombe,lunghi assedi delle città libiche e dopo aver violato le regole basi della religione in tema di rispetto per i morti, senza parlare poi, delle norme fondamentali del diritto internazionale circa il trattamento dei prigionieri. Però tranquilli,per rispettare l'Islam  si  ristabilirà la poligamia e l'amputazione della mano.

Esattamente cento anni fa, il 23 ottobre 1911, il tenente italiano Giulio Gavotti realizzò il primo bombardamento aereo nella storia dell'aviazione dal monoplano " Colomba", lanciando bombe contro tribù libiche. Quelle furono le prime fasi della colonizzazione di quel paese, che culminerà nell'assassinio di Omar al Muktar ( che almeno è stato sepolto in un luogo conosciuto).

Il 23 ottobre (del 1946) è anche l'anniversario della prima sessione dell'Assemblea Generale  delle Nazioni Unite, organismo il cui obiettivo principale sarebbe quello di " liberare il mondo dal flagello delle guerre" promosso dalla NATO-ONU.

Dall'altro lato ricordiamo che il 30 settembre di 100 anni fa, un italiano compì un gesto valoroso contro la guerra coloniale. Augusto Masetti, un muratore anarchico,dovendo partire per la guerra in Libia durante il servizio militare presso il quartiere Cialdini a Bologna sparò un tiro con il suo fucile gridando " abbasso la guerra" ed incitando i suoi commilitoni alla ribellione. Il colpo ferì la gamba di un sotto-tenente.
Masetti fu internato in un manicomio per molti anni,perché il governo ritenne che giustiziarlo avrebbe infiammato gli animi.






Più in là del femminismo, più in là del genere

Un interessante riflessione (critica) delle anarco-femministe sulle derive del/dei femminismo/smi.


Al fine di creare una rivoluzione che ponga fine a questo tipo di dominazione è necessario porre fine  in primo luogo,alle tendenze alle quali siamo tutt* sottomessi. Ciò richiede la consapevolezza del ruolo che la società ci impone, cercando i suoi punti deboli, scoprire i suoi limiti ed oltrepassarli.

La sessualità è un'espressione fondamentale dei desideri e delle passioni individuali, fiamma che può accendere tanto l'amore come la rivolta. Così può essere una importante forza dei desideri di ciascuno/na di noi che può sollevarci al di là della massa come esseri unici ed indomabili. Il genere d'altro canto è un intermediario costruito dall'ordine sociale per inibire l'energia sessuale,opprimerla e limitarla,indirizzandola verso la riproduzione di questo ordine di dominazione e sottomissione. In questo modo diventa un impedimento alla libertà di decidere, di come vogliamo vivere e relazionarci. Nonostante ciò, finora,all'uomo è stata data maggiore libertà per affermare la sua volontà dentro questi ruoli,rispetto alle donne,il che spiega perché abbiamo più anarchici, rivoluzionari e persone che agiscono fuori dalla legalità che sono uomini e non donne. Le donne forti,quelle che si sono ribellate sono state quelle che hanno oltre-passato la loro femminilità.

Purtroppo,il Movimento di Liberazione della Donna (MLD) sorto negli anni '60,non è riuscito a sviluppare un'analisi approfondita della natura della dominazione nella sua interezza e del ruolo giocato dal genere nella sua riproduzione. Un movimento nato dalla necessità di liberarsi dai ruoli di genere per essere così individuale, completo e indipendente, venne trasformato in una specializzazione come la maggior parte delle lotte parziali di quel tempo. Garantendo così l'impossibilità di effettuare un'analisi globale all'interno di questo contesto.

Questa specializzazione è nel femminismo attuale contemporaneo,che iniziò a svilupparsi al di fuori del MLD, alla fine degli anni '60. Il suo obiettivo non era tanto la liberazione della donna come individualità limitata imposta dai ruoli assegnati al suo genere, quanto la liberazione della "donna" come categoria sociale. Insieme alle correnti politiche principali, questa progettualità ebbe la finalità di ottenere diritti, riconoscimento e protezione per le donne come una categoria sociale, riconosciuta dalla legge. In teoria,il femminismo radicale si mosse più in là della legge per liberare le donne, come categoria sociale, dalla dominazione maschile. Dato che questa dominazione (maschile) non è sufficientemente esplorata, come parte della dominazione totale (comprese le anarco-femministe) la retorica del femminismo radicale,assume spesso uno stile simile alle lotte di liberazione nazionale. Per cui nonostante le differenze di metodo e di teoria, la pratica del femminismo liberale (principalmente borghese) e il femminismo radicale coincidono. Ciò non è casuale.

La specializzazione del femminismo radicale consiste nel concentrarsi interamente sulla sofferenza delle donne per colpa dell'uomo. Se questa catalogazione fosse completa, la specializzazione non sarebbe durata più del necessario e sarebbe arrivato il momento di andare al di là della lista delle sofferenze subite, verso un tentativo reale ed attuale di analizzare la natura dell'oppressione della donna in questa società ed intraprendere azioni reali e meditate per porre fine a questa oppressione. Così il mantenimento di questa specializzazione richiede che le femministe amplino questo catalogo all'infinito, fino al punto di dare spiegazioni delle azioni oppressive poste in essere da quelle donne in posizioni di potere,come espressione del potere patrircale,così da liberare queste donne dalla responsabilità delle loro azioni.
Qualsiasi seria analisi delle complesse relazioni di dominazione, come quella che esiste attualmente, viene lasciata fuori a favore di una ideologia in cui l'uomo domina e la donna è la vittima di questo dominio.

Però la creazione di una identità in base della propria oppressione, sulla vittimizzazione sofferta, non fornisce la forza o la indipendenza.  A lungo andare si crea invece un bisogno di protezione e sicurezza che eclissa il desiderio di libertà e di indipendenza. Nel regno del teorico e dello psicologico, un'astratta e universale " sorellanza del femminile" può soddisfare questa necessità, ma allo scopo di fornire un fondamento a questa sorellanza  di "mistica femminile", la quale fu esposta negli anni '60 come una costruzione culturale che appoggiava la dominazione maschile, essa rivive in forma di spiritualità femminile, culto della dea e in una varietà di altre ideologie femministe. Il tentativo di liberare la donna come categoria sociale raggiunge la sua apoteosi nella ri-creazione dei ruoli del genere femminile in nome di un'esclusiva solidarietà di genere. Il fatto che molte femministe radicali si sono rivolte alla polizia, ai tribunali e ad altri programmi statali di protezione delle donne (imitando così il femminismo borghese) serve solo a sottolineare la falsa natura della "sorellanza" proclamata. Anche se ci sono stati tentativi di muoversi al di là di questi limiti, nel contesto del femminismo, questa specializzazione è stata la migliore definizione per tre decenni.Nella forma in cui è stata praticata non è stata capace di presentarsi come una sfida rivoluzionaria tanto contro il genere che contro la dominazione. Il progetto anarchico di liberazione globale ci ha chiamato a muoverci al di là di questi limiti fino al punto di attaccare il genere stesso, con l'obiettivo di diventare esseri completi, definibili non come un agglomerato di identità sociali, ma come unici/che  e completi/te individui.

E' uno stereotipo ed un errore affermare che gli uomini e le donne hanno subito uguale oppressione dentro i loro ruoli di genere. I ruoli del genere maschile hanno lasciato all'uomo una grande libertà di azione per l'affermazione della sua volontà. Pertanto la liberazione della donna dai suoi ruoli di genere non consiste nell'essere più maschile, ma andare oltre la sua femminilità, così per gli uomini la questione non è essre femminile ma andare oltre la propria mascolinità. La questione è scoprire che il centro dell'unicità che c'è in ognuna/uno di noi, va al di là di tutti i ruoli sociali e della forma che ciascun* di noi attua, vive, e pensa nel mondo,sia nel dominio sessuale come in tutti gli altri.

Separare il ruolo di genere in funzione della sessualità,dalla totalità del nostro essere,fissando caratteristiche specifiche secondo il genere di appartenenza, serve a perpetuare l'attuale ordine sociale. Di conseguenza, l'energia sessuale, che potrebbe essere uno straordinario potenziale rivoluzionario viene incanalata verso la ri-produzione delle relazioni di dominio e sottomissione, di dipendenza e disperazione. La miseria sessuale che tutto ciò ha prodotto e lo sfruttamento commerciale  si trova ovunque. La fallace chiamata alle persone di " abbracciare tanto la mascolinità come la femminilità" cade sull'assenza di analisi sopra questi concetti, dato che entrambi sono costruzioni sociali che servono gli interessi del potere.

Così cambiare la natura dei ruoli di genere,aumentare il loro numero o modificare la loro forma è inutile da una prospettiva rivoluzionaria, perché questo serve solamente a regolare meccanicamente la forma dei nostri condotti che canalizzano la nostra energia sessuale. Questo non è un compito terapeutico, ma una rivolta insolente,quella che deriva dalla nostra forza e dal nostro rifiuto a tornare indietro. Se il nostro desiderio è quello di distruggere ogni dominazione,allora è necessario che andiamo oltre tutto ciò che ci reprime, più in là del femminismo, più in là del genere, perché è qui che troviamo la possibilità di creare la nostra irriducibile individualità che ci condurrà contro ogni dominazione senza esitazione. Se desideriamo  distruggere la logica della sottomissione, ciò dovrebbe essere il nostro minimo obiettivo.


portal libertario oaca 

(traduzione di Anita Lia Di Peri Silviano) 




 




martedì 25 ottobre 2011

Colombia : Tribunale Simbolico emette sentenza contro la violenza sessuale.

Esperte internazionali e conflitto armato in Colombia

Le "giudici" hanno accusato lo Stato di non adempiere agli obblighi internazionali sottoscritti dell'"assenza di mezzi di protezione contro la violenza sessuale e la mancanza di indagini,perseguimento e punizione di questi crimini". La Sentenza è stata inoltrata ai rappresentanti statali.


L'incontro si è svolto a Bogotà, precisamente nell'Auditorio Virginia Gutiérrez de Pineda (1) presso l'Università Nazionale. Organizzato dalla Corporación Humanas e con la partecipazione e sostegno delle varie organizzazioni; l'atto aveva tra gli obiettivi - secondo la Direttora della Corporacion, Cecilia Barraza " denunciare lo Stato,che ha tardato nell'adempimnto dei suoi obblighi".

I casi presentati, sette in totale (2)denunciavano la violenza sessuale contro le donne, che all'interno di questo contesto è perpetrata dai differenti attori armati, inclusi sia agenti di Stato, sia paramilitari e guerriglieri. In ciascuno di essi l'impunità del delitto era un fatto, anche nei casi in cui sono stati riconosciuti colpevoli. Le negligenze rilevate in questo processo sono varie: rifiuto di ricevere le denunce  delle donne,la negazione alla vittima del suo diritto alla giustizia, la negazione all'assistenza medica,il mancato adempimento delle responsabilità da parte delle istituzioni statali, come la Procura che non attua le indagini, pone in essere risoluzioni inibitorie, archivia i processi e,  tra le altre cose, non  include la violazione del diritto delle donne nei suoi registri.

Una violazione sistematica non riconosciuta dallo Stato

Le donne, in un contesto di conflitto armato, presentano maggiori vulnerabilità e, quindi, c'è la necessità di un'analisi differenziata della gravità di questo crimine. La violenza sessuale contro le donne da parte dei gruppi armati è una strategia di guerra generalizzata e, pertanto, accettata e naturalizzata. Socio-culturalmente non si tratta solamente di un crimine di guerra,ma costituisce crimini di lesa umanità. La violenza sessuale contro le donne nel conflitto armato è utilizzata per dominare, imporre il controllo sociale, ottenere informazioni, conformare,"punire" colpire l'onore degli avversari, enfatizzare la supremazia, ecc.

Questa violenza può raggiungere forme estreme  di svolgimento: torture, schiavitù sessuale, omicidi, smembramenti, mutilazioni sessuali, stupri, nudità e palpeggiamenti forzati, prostituzione forzata,massacri... Provoca allo stesso tempo danni fisici e psicologici nelle donne, molti di questi irreparabili: dalle gravidanze non desiderate alla trasmissione  delle malattie sessuali.  Tutto questo, usando il corpo delle donne come arma di guerra attraverso  tutti i modelli etreo-patriarcali che per anni,le hanno annullate e violate e che continuano a farlo attraverso la stigmatizzazione successiva per essere state vittime di questo tipo di violenze.

I silenzi dei comandanti, la legittimazione da parte delle alte cariche e del proprio Stato su questi fatti, li trasformano in complici. Così un gruppo di donne hanno gridato nell'auditorio dove si stava svolgendo il processo: "la violenza contro le donne è la violenza del sistema contro la metà della popolazione! No al silenzio!".
Come è stato riconosciuto dal Tribunale " la riparazione deve garantire la non ripetizione e il risarcimento delle vittime"

I casi presentati al Tribunale

Qui di seguito un riassunto di tutti quei casi di violenza sessuale contro le donne nel conflitto armato che sono stati presentati al Tribunale Simbolico,pur riconoscendo che lo spazio ci limita la contestualizzazione e l'estensione degli stessi. Invitiamo pertanto a visitare la pagina della Corporacion Humanas per le ulteriori informazioni:

1. Violenza sessuale, tortura e successivo assassinio di quattro giovani da parte dei paramilitari a Putumayo (la madre della vittima presenta il caso) 3.

 1° gennaio del 2001, nella localita La Dorata ( Putumayo): il comandante del gruppo paramilitare Bloque Sur di Putumayo si presentò alla casa delle vittime costringendo esse e vari membri della loro famiglia a seguirli.Alla fine i paramilitari andarono via portandosi quattro delle sue figlie, una di esse, minorenne. Nel febbraio del 2010,l'Unità Nazionaledi Giustizia e Pace, riesumò i resti delle vittime che si trovavano in una fossa comune situata a San Miguel (Putumayo). Dalla documentazione forense presentata si è potuto stabilire che tre di esse erano state uccise per smembramento e una con arma da fuoco e sono stati riscontrati vari segni di violenza sessuale.

2. La violenza sessuale contro tre donne nello stesso contesto di violenza in Antioquia:

a. Nel 2002, nel quartiere di Santo Domingo Savio,che si trova nel villaggio della città di Medellin (Antioquia) una donna leader attuò azioni per evitare che i suoi figli venissero reclutati dal gruppo Cacique Nutibara, In conseguenza di questo, quattro membri di questo gruppo la legarono e la chiusero in casa tutta la notte fino a mattino seguente, violentandola tutto il tempo, più volte. Poi, la minacciarono di morte,se non avesse mantenuto il silenzio e costretta dall'impunità al trasferimento . Dopo alcuni mesi nel mezzo di una sparatoria decise di scappare dal quartiere, unendosi ad un gruppo di 25 persone.

b. Nell'aprile del 2004, nel villaggio situato nel Comune di Abejorral ( Antioquia), durante la notte,arrivarono a casa di una donna di 43 anni  e della sua famiglia, dieci/quindici uomini armati che indossavano uniformi militare e portavano braccialetti con su inciso la sigla FARC. Essi chiesero alla donna cibo,ma essa di fronte alla scarsità glielo negò e, allora, quelli la colpirono e  la obbligarono ad uscire di casa. Gli uomini continuarono a picchiarla ripetutamente, fino a romperle una gamba e, successivamente quattro di loro la violentarono. Poi la minacciarono di uccidere lei e le sue figlie se avesse sporto denuncia. Una settimana dopo fu costretta a trasferirsi.

c. Nel 2006, nella zona di Aures, situata nel quartiere sette della città di Medellin (Antioquia), una donna e il suo compagno parlarono  per tutta la notte, fino a quando egli decise di andarsene; la donna cercando di convincerlo a rimanere uscì dietro a lui, in strada,ma fu aggredita sessualmente e picchiata fino a svenire. Il suo compagno, che la precedeva, ritornò  indietro cercando di liberarla dagli aggressori che lo colpirono ripetutamente e poi assassinarlo. La gente del quartiere identificarono gli aggressori come membri di bande paramilitari smobilitati nel quartiere.

3. La violenza sessuale contro una donna indigena da parte della guerriglia.
Il 10 luglio del 2010, nella riserva indigena di Huellas, ubicata nel Comune di Caloto (Cauca),mentre si trovava in uno stabilimento pubblico  chiaccherando con degli amici, una donna indigena fu presa da due persone che si identificarono come guerriglieri delle Farc.Più tardi il suo corpo fu ritrovato nella comunità-villaggio di Tierrero,dopo essere stata violentata e poi uccisa.

4. Violenza sessuale nei confronti di una bambina da parte di un funzionario di polizia.
Il 7 marzo del 2010, in una città a sud del paese, un funzionario di polizia si presentò a casa di una ragazzina di 14 anni,per richiedere un servizio di pulizia nella sua abitazione. La ragazza si recò ad riordinare  la stanza e quando era pronta per ndarsene lui la prese per i polsi, la buttò sul letto e la violentò.La ragazzina tentò di fuggire,quando vide che l'uomo si era addormentato, ma questi si risvegliò, la picchio e violentò nuovamente. Successivamente, la minacciò che se avesse parlato " non avrebbe risposto di ciò che sarebbe successo a lei e alla sua famiglia".

5. Violenza sessuale e lotta per la terra.


Il 22 giugno del 1997, nella comunità di Santa Lucia, ubicata nel bacino del fiume Cacarica ( Chocò) i paramilitari arrivarono  a casa di una donna afrocolombiana che viveva insieme alla madre, al marito e ai figli. I paramilitari chiesero del marito, che non si trovava in casa, per cui lo accusarono di appartenere alla guerriglia. Fu legata e presa dai paramilitari in presenza della sua famiglia. Inoltre ordinarono alla madre della donna di rimanere in casa per tre giorni. Nonostante questa minaccia , il giorno seguente, la madre uscì di casa  e cominciò a seguire le orme dei passi di sua figlia fino a quando non trovò il corpo con segni evidenti di violenza sessuale. Dopo l'omicidio e la violenza sessuale, la famiglia della vittima si trasferì.

6. Violenza sessuale in Magdalena Medio
Nell'agosto del 2001, a Barrancabermeja (Santander), una adolescente di 17 anni fu vittima di violenza sessuale da parte di vari membri del gruppo Central Bolívar de las Autodefensas Unidas de Colombia (auc) a causa della quale rimase incinta. I fatti avvennero mentre si recava nel collegio dove studiava, quando quattro uomini in un taxi,la obbligarono a salire puntandole una pistola e la portarono in una casa disabitata dove la violentarono.Durante la violenza la interrogarono circa un'informazione che presumibilmente le aveva dato l'ex fidanzato che era appartenuto ai gruppi paramilitari, ucciso precedentemente.

7. La schiavitù sessuale costitutiva dei crimini di guerra esercitata dalla guerriglia e paramilitari.
Nel 2002, vicino alla città di Santa Rosa del Sud (Bolivar) una donna stava ritornando nella sua fattoria. In questo tragitto incontrò uno dei tanti posti di blocco istituiti dalla guerriglia.Lì fu picchiata, presa e portata in unn accampamento. In quel accampamento fu rinchiusa in una stanza, vestita da guerrigliera e tenuta legata.La stessa notte fu violentata dal comandante e da alcuni suoi subalterni. Il motivo del rapimento e la sottomissione alla schiavitù sessuale da parte della guerriglia, va cercato nella punizione per le donne di essere la compagna di una persona identificata come oppositore.

Nel maggio del 2003,i membri del Bloque Central Bolívar, nell'apprendere che la donna era stata una schiava sessuale della guerriglia, ricevette la visita di cinque uomini vestiti di nero per costringerla a dare informazioni. Per tre giorni fu rapita e sottoposta a tutti i tipi di violenza sessuale da parte del capo paramilitare. Nel 2005, la vittima fu costretta a trasferirsi per paura che i suoi figli fossero reclutati dall'Auc.


Dichiarazione finale.

Le considerazioni delle giudici internazionali (inviate ai rappresentanti dello Stato) hanno affermato che lo Stato colombiano non ha portato a compimento gli obblighi internazionali che aveva sottoscritto e che " anche se in alcuni casi ha posto in essere misure risarcitorie di carattere amministrativo ( che riducono l'ambito risarcitorio trascurando le altre componenti della integrale riparazione) queste hanno creato nuovi danni psico-sociali per non essere state accompagnate da un processo preparatorio per entrare come parte  nel processo di riparazione che spetta alle vittime e alle sopravvissute". La Corte ha anche allarmato sulla "violazione dei diritti dei popoli indigeni e delle comunità afrodiscendenti, in particolare alla violazione dei deiritti delle donne".
Inoltre le "giudici" considerato che " l'unico modo per garantire la non ripetizione  è che si ponga urgentemente fine al conflitto armato colombiano e che la violenza sessuale garantisce il continum delle violenze e la sua persistenza genera un danno trans-generazionale".

Allo stesso modo ha condannato la negligenza e la tolleranza poste in essere dallo Stato colombiano nel rispondere ai casi di violenza sessuale, dato che questi fatti continuano a rimanere impuniti. Le esperte hanno esortato le autorità giudiziarie che poco hanno agito con la dovuta diligenza nell'accertamento e repressione di questi casi,ad utilizzare " tutti gli strumenti che permettano di ricostruire la verità sui fatti accaduti, raccogliere tutti gli elementi di prova che servano per dimostrare la responsabilità degli aggressori e ristabilire la dignità delle vittime e delle sopravvissute, affinché non si perpetui il danno e la sofferenza delle vittime".

D'altra parte, la Corte ha formulato una serie di raccomandazioni. Tra queste , un appello allo Stato per far progredire i rimedi di riparazione totale.Ha inoltre chiesto che questa riparazione si attui in maniera effetttiva con una messa a fuoco delle differenze culturali.
Il Tribunale Simbolico ha concluso con una frase scelta per essere il simbolo  della non violenza :" Se le storie si nominano e si scrivono, non muoiono. Il futuro inizia adesso, in questo Tribunale".

Maggiori informazioni su :  www.pazconmujeres.org

Note
* Per violenza sessuale si intende " l'azione consistente nel costringere una persona ad avere contatti sessuali, fisici o verbali od a partecipare ad altre interazioni sessuali mediante l'uso della forza, intimadizione, coercizione,ricatto, corruzione,manipolazione, minaccia o qualsiasi altro meccanismo che annulli o limiti la volontà personale. E' anche considerato  danno o sofferenza sessuale il fatto che l'aggressore obblighi l'aggredita a praticare questi atti con terze persone ( Legge 1257, 2008, art,3° c.)

1. E' accaduto lo scorso 26 settembre per un intero giorno.
2. In ciascun caso presentato potrebbe inserirsi più di una storia di violenza sessuale nel conflitto.
3. La maggior parte dei casi sono presentati qui così come sono stati presentati al Tribunale, quasi letteralmente.Si sono modificati quei dati che permettono una sintesi senza perdere dati rilevanti.

Riquadro .

I casi di violazione sono raddoppiati  in Colombia,dal 2000.

Uno studio condtto da Oxfam nel 2009, ha rilevato che tra il 2001 e il 2009 i gruppi armati hanno commesso 95.000 stupri, 26.000 gravidanze e 27.000 aborti in più di 175.000 casi di molestie sessuali. I dati della Procura Generale rilevano che nel marzo del 2001 i paramilitari che resero spontane versioni confessarono 57.131 crimini. Accettarono solo 86 casi di violenza sessuale. La quasi totalità di questi fatti sono ancora impuniti.

La generalizzazione della violenza sessuale nel conflitto armato fu riconosciuta dalla Corte Costituzionale con l'ordinanza 092 del 2008.

desde abajo


(traduzione di Anita Lia Di Peri Silviano)







lunedì 24 ottobre 2011

Vittime

di  Molla Teresa Castells

Abbiamo vissuto una settimana dove le notizie si sono affollate.

La morte di Gheddafi, la morte di un campione del motociclismo,l'abbandono delle armi da parte dell'organizzazione terrorista dell'ETA e alcune notizie ci hanno portato a trascorrere qualche giornata di reale voragine informativa.

Ogni notizia, naturalmente, aveva corrispondenti opinioni e opinioni contrarie da parte delle persone che formano i diversi forum di discussione e dei media e va da sé che le diverse reti sociali"'bruciano".

Forse, la notizia  più seguita  è stata l'abbandono delle armi da parte dell'ETA che è stata annunciata lo scorso giovedì. Appena un mese prima delle prossime elezioni generali.

L'analisi di detta notizia è stata fatta da molte voci: politici, parti sociali,dalle differenti associazioni delle vittime, ecc... e ciascuno con i suoi interessi, non sempre pubblici.

Alla fine, come sempre, i numeri. A quanto pare l'ETA ha ucciso un migliaio di persone nei suoi cinquant'anni di lotta armata come riportato da tutte le fonti,la quale è una verità sanguinosa per qualsiasi società.
Per tutto il tempo che sono rimasta "inchiodata" davanti alla televisione e radio ascoltando le differenti opinioni, continuavo a pensare la stessa cosa: Dove sono quelli che  dovrebbero difendere le vittime di un terrorismo ancora più sanguinoso:il terrorismo sessista?
Non era il momento di interagire con il momento informativo che si stava vivendo, ma mi rifiuto di perdere ancora tempo,anche se in alcune reti sociali cominciavano a dare questi dati anche la sera stessa.

Continuo a chiedermi molte cose al riguardo.E tra queste :  perché si rivendica il terrorismo solamente quando proviene da organizzazioni e non da singoli individui? Perché non si dà lo stesso trattamento informativo della vittima del terrorismo ad una vittima del terrorismo sessista? Perché ai terroristi che uccidono le loro partner non viene dato il nome corrispondente di, per esempio, assassino, terrorista ecc...e sempre si cerca di limitare la sua (loro) responsabilità ad ambiti più privati e meno sociali, nonostante i progressi in questa direzione?
Continua ad essere molto doloroso per me affrontare questo tema che fa male all'anima, soprattutto dopo che rivendicai la condizione di vittima, non solamente per le donne aggredite ma anche per le sue figlie ed i suoi figli e gli altri parenti più stretti,e alcune persone delle associazioni delle vittime del terrorismo politico sono arrivate  ad insultarmi per aver fatto tale comparazione.

Non mi importa degli insulti. Mi interessa  del perché si continui a dichiarare lo status di vittima solamente per coloro che sono morti per mano di quelli che comunemente vengono nominati terroristi in ambito sociale e non privato.
Bisogna ricordare che negli ultimi dodici anni (che è il periodo nel quale i dati sono disponibili) sono morte una media di sessantacinque  donne ogni anno, il che è una cifra abbastanza elevata. E parlo solo della morte, senza considerare tutte le denunce che, pur essendo molte, secondo gli esperti, sono soltanto il dieci per cento (il dieci per cento!!!) di tutte le aggressioni che si verificano.

Chi, a parte le persone coinvolte nella lotta contro questo flagello, parla di far cessare questo terrorismo? Quando potremo celebrare la cessazione delle attività armate di questo terrorismo?

Esse sono vittime, ci piacca o no,di un terrorismo con una maggiore accettazione sociale a causa di tutte le componenti culturali acquisite nel corso di centinaia o migliaia di anni.

Sono vittime accettate e giustificate socialemente perché il sistema androcentrico possa sopravvivere.
E nonostante tutti i progressi degli ultimi anni,rimangono ancoa troppi interessi nel non riconoscerlo come tale in troppi ambiti e siamo stanche che questo accada.

Per quanto tempo le loro voci continueranno a essere taciute e le loro morti solo una questione di numeri statistici?
Vittime. Sono vittime di un terrorismo silenzioso, molto più dannose delle organizzazioni terroriste, perché  dietro ogni aggressione alla partner, vi è un terrorista.


(traduzione di Anita Lia Di Peri Silviano)